La Cronaca / Primapagina

In nome della madre: Miriàm, la storia di un’umanità coronata di divino

“Così sono restata vergine e però sposa, vergine e però madre” Erri De Luca con la sacralità della sua penna fa rivivere il miracolo dell’Immacolata Concezione in un’autobiografia della maternità, firmata da Maria.  Il testamento spirituale di una vergine chiamata ad una gravidanza che diventa tempo di perfezione, di insondabilità del mistero divino e della sua volontà, anche quando, spaventa ed impensierisce l’umano. È tutta lì la grandezza di Miriàm e di Iosef, nell’accettazione, che è riconoscimento di piccolezza che, immediatamente, si trasforma in grandezza, nella cieca fiducia in Dio.

 “Fa’ che non sia così.  Fa’ che questo brivido salito sulla mia schiena, questo freddo venuto dal futuro sia lontano da lui. Lo chiamo Ieshu come vuoi tu, ma non lo reclamare per qualche tua missione.”

Uno strano presagio di morte attraversa Miriàm subito dopo il parto, adolescente, ma già madre “Fa’ solo che questo bambino sia nessuno nella tua storia”; “Promettimi questo: che non lo sedurrai nei suoi vent’anni…Non sia quello il tempo del suo richiamo. Non sia prima dei trenta, prima che sia uomo compiuto, di scelte meditate.”

Si coglie in lei tutta la legittima apprensione materna, maturata in pochi istanti “Aspetto il tuo primo sorriso per coprirlo, che non abbagli il mondo e ti denunci”. Tuttavia, non manca mai quel coraggio di sottomissione a Chi quel Figlio gliel’ha donato, a coronare di divino tutta la sua umanità “Ieshu, bambino mio, ti presento al mondo.”

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