La tragedia del traffico di organi umani

Una tragica realtà, un’immane tragedia che lede la dignità degli esseri umani, un fenomeno globale che non riguarda solo i paesi del cosiddetto “terzo mondo” ma che ormai dilaga ovunque e complici sono coloro la cui richiesta spinge a tale carneficina. Si tratta del traffico internazionale di esseri umani destinati all’espianto di organi che ha come crocevia diversi paesi dell’Africa e in particolare il Kenya, divenuto un vero e proprio centro di smistamento verso i paesi dell’Est asiatico e del Medioriente. Le povere nazioni africane, asiatiche e sud americane, rappresentano le principali fonti di questa merce umana. Una tragica realtà, un’immane tragedia che lede la dignità degli esseri umani, un fenomeno globale che non riguarda solo i paesi del cosiddetto “terzo mondo” ma che ormai dilaga ovunque e complici sono coloro la cui richiesta spinge a tale carneficina. Si tratta del traffico internazionale di esseri umani destinati all’espianto di organi che ha come crocevia diversi paesi dell’Africa e in particolare il Kenya, divenuto un vero e proprio centro di smistamento verso i paesi dell’Est asiatico e del Medioriente. Le povere nazioni africane, asiatiche e sud americane, rappresentano le principali fonti di questa merce umana. Secondo stime dell’ONU, ogni anno sono trafficati milioni di esseri umani con una stima di guadagno delle mafie di 150 miliardi di dollari di fatturato. Soldi che poi non vengono certo redistribuiti alla popolazione povera di questi paesi, ma usati per destabilizzarne i già precari equilibri politici e magari reinvestirli in droga e armi e di conseguenza in attività terroristiche. Uomini, donne e bambini, ricattati da persone senza scrupolo, che con la promessa di una vita migliore, vengono fatti schiavi per divenire i protagonisti di una terribile tratta destinata ai mercati di Paesi che senza attuare alcun controllo, ne diventano responsabili. E’ di pochi giorni fa la notizia della liberazione nelle vicinanze di Nairobi di 25 donne burundesi dai 24 ai 33 anni pronte per essere inviate nei paesi asiatici e tenute prigioniere da una banda di sospetti trafficanti di esseri umani. Nell’operazione sono state arrestate tre donne keniane. Il Kenya infatti è divenuto il paese di origine, passaggio e destinazione del traffico di questi esseri umani-merce. Persone mutilate e uccise come selvaggina. Carne umana in cambio di ingenti somme di denaro. Tra gli organi più richiesti vi sono reni e fegato per i quali si è disposti a pagare anche tra 43 mila e 85 mila euro ma che a seconda dell’urgenza del compratore si può arrivare fino a 200.000 euro per rene. Il 99 per cento del commercio riguarda proprio i reni: è un’operazione veloce, massimo 4 ore. Se non c’è la laparoscopia, si taglia. L’organo espiantato si pulisce pompando via tutto il sangue e se possibile si impianta entro un’ora. Soldi che, come detto, non vanno assolutamente al povero “donatore”, spesso ignaro di quello che gli potrebbe accadere se non addirittura ucciso dopo l’espianto e fatto scomparire per procurarsi così gli organi gratuitamente. I dati di questo mercato che gronda sangue sono forniti dall’agenzia delle Nazioni Unite IOM (International Organization for Migration) che afferma che solo nel Gennaio scorso sono stati eseguiti nel mondo ben 91 mila trapianti illegali.Le vittime sono minori e giovani-adulte, soggette a schiavitù, sfruttamento sessuale e lavoro forzato. L’età ideale di un “donatore” è tra i 20 e i 35 anni, dunque tale tratta priva le proprie comunità delle migliori risorse, di quelle forze giovani il cui commercio indebolisce per sempre i paesi di origine.Ma chi gestisce questi traffici e chi sono questi trafficanti di organi? In Africa ad esempio, a farla da padroni sono soprattutto la mafia nigeriana e le bande criminali egiziane ma tale traffico lega indissolubilmente insieme i criminali dichiarati, a cui spetta il sequestro delle vittime e lo "smaltimento dei rifiuti", e le persone "perbene" disposte a pagare migliaia di euro per aver salva la vita. Ma c’è tutto un mondo di medici, anestesisti, infermieri che spesso in cliniche superattrezzate portano avanti questo franchising della carne umana spesso tollerato e consentito da alcuni Paesi. Ad esempio Singapore o la Cina che preleva forzatamente organi ai propri detenuti. Ma la crisi siriana è l’ultima piazza di questo mercato, insieme alla tratta dei migranti: gli organi vengono “donati” da Libano, Giordania, Siria, Turchia, Iraq, nord Africa. Certi pazienti dai Paesi del Golfo, ma anche Russia, Israele, Stati Uniti ed Europa, raggiungono Turchia ed Egitto per le operazioni. Tali loschi affari sono facilitati dalla mancanza di conoscenza del fenomeno e dalla debolezza delle forze preposte a combatterlo.Il Kenya ad esempio, si è dotato nel 2010 di una legge contro il traffico di esseri umani (Counter-trafficking in personsact), ma non è ancora generalmente applicata e quindi la situazione è fuori controllo. E’ vero, c’è anche chi si offre “liberamente” di donare un proprio rene per disperazione, per essere portati altrove e fuggire dalla loro terra ma tutto ciò innesca un vero e proprio mercato nero, l’unico in cui si è disperati in due: chi vende per vivere, chi compra per non morire. La soluzione sarebbe debellarne le cause ma finchèsono gli stessi cittadini dei paesi opulenti a fare richiesta e a incrementarne la domanda, tale mercato sarà sempre fiorente e coloro che si approfittano della miseria della gente spingendola o costringendola a tali pratiche non verranno mai estirpati. 

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