I 50 mila del Sant'Elia ai piedi di Maradona

Il 27 maggio 1987 con lo Scudetto appena cucito sul petto, il Napoli di Maradona arrivò a Cagliari per giocare la Semifinale d'andata di Coppa Italia.

Sugli spalti dello stadio Sant'Elia ad attendere il più forte calciatore della storia del calcio moderno c'era un pubblico di 50 mila persone - per un incasso al botteghino di 540 milioni di lire - che non volle perdersi l'occasione più unica che rara.

A seguito dello scandalo del Totonero-bis, dell'estate 1986 (nato da alcune intercettazioni telefoniche e condotta dal Procuratore di Torino Giuseppe Marabotto), alla squadra sarda coinvolta in prima persona, fu comminata una penalizzazione di 5 punti in classifica che la relegò alla retrocessione dalla B alla C1 con due giornate d'anticipo rispetto alla fine del torneo.

In controtendenza rispetto al campionato, il Cagliari in Coppa Italia ebbe un percorso straordinario, raggiungendo clamorosamente le semifinali del torneo, battendo ai quarti di finale nel doppio confronto la blasonata Juventus, pareggiando in entrambi gli incontri, 1-1 in casa e 2-2 a Torino, risultati che permisero ai rossoblù di passare il turno e di regalarsi la sfida ai neo Campioni D'Italia. 

In quel torrido giorno di fine Maggio dunque, le tifoserie delle due squadre all'epoca gemellate, prima del match sfilarono sulla pista di atletica cambiandosi sciarpe e bandiere, c'era il pubblico delle grandi occasioni, tutti aspettavano Maradona.

Il tecnico del Napoli Ottavio Bianchi, orfano della mediana formata da Bagni e De Napoli schierò in quella occasione la seguente formazione: Garella, Bruscolotti, Volpecina, Sola, Bigliardi, Ferrario, Caffarelli, Romano, Giordano, Maradona, Carnevale.

Pronti via l'undici di casa allenato dall'ottimo Gustavo Giagnoni confezionò subito due occasioni da gol, con Bergamaschi e Piras che non riuscirono a tramutare in rete grazie all'attento Garella, prima su punizione dalla distanza e poi da posizone ravvicinata. A rispondere alle scorribande cagliaritane per il Napoli ci furono Giordano e Caffarelli, che incredibilmente lasciati soli davanti al portiere Dore, misero a lato due scialbe conclusioni.

Al rientro dagli spogliatoi lo spartito non cambiò e nemmeno i protagonisti, con le due compagini che si affrontarono da subito a viso aperto, Bergamaschi da un lato e Carnevale questa volta dall'altra, si resero protagonisti di due nitide occasioni da rete neutralizzate dai rispettivi portieri. 

Ma per Re Diego, che fino a quel momento era stato ben controllato con non poche diffcoltà dal campano di nascita Marco Pecoraro Scanio - fratello del più famoso politico dei Verdi, Alfonso - venne il momento di salire in cattedra e determinare l'incontro.

Minuto 82, palla rubata al limite dell'area avversaria da Romano e immediato servizio per Maradona, che lasciato colpevolmente solo dalla difesa cagliaritana, appena entrato in area, con leggiadro colpo di piatto sinistro infilo la palla in fondo al sacco, 1-0 e arrivederci al San Paolo per la sfida di ritorno.

Nel return match il Napoli battè il Cagliari per 4-1, anò in finale ed alzò la sua terza Coppa Italia della storia ai danni dell'Atalanta, collezioanndo 13 vittorie su altrettante partite durante l'arco del torneo, primato rimasto tutt'oggi ancora ineguagliato

Altri tempi, bei tempi!!!

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